La  Sicilia  è  il  più  antico  granaio  del  mondo  antico  occidentale. 

A partire   dal   240   a.c.   rappresenta   la   prima   fonte   d i approvvigionamento  di  cereali   per  l’allora  Repubblica  Romana.  Il nome evocativo riferito all’epoca imperiale, che parte dal 27 a.c. con Augusto,   ha   il   solo   scopo   di   installare   il   nostro   messaggio nell’inconscio collettivo attraverso il nome mutuato dal latino Granaria (granai) e il sostantivo Imperialis (dell’Imperatore). Le terre siciliane sono state appunto i più antichi granai dell’Impero Romano, anche se sappiamo che lo erano già in età repubblicana. Successivamente 
l’Egitto  divenne  il  vero  granaio  dell’imperatore  Augusto  che  ne  fu anche il proprietario  assoluto.
Il grano era l’alimento base della popolazione di quei tempi. Il grano antico   era   naturale,
biologico, alto fino a 2 metri,   totalmente esente   dagli   stress produttivi odierni e dalle modificazioni genetiche; era quindi immensa fonte di proteine, amidi,  antiossidanti,  fibre,  vitamine,  sali  minerali,  lipidi  e  quindi  imprescindibile  per  il benessere e la salute delle persone. Per capire quanto fosse basilare la sua produzione facciamo  ricorso  alle  cronache  dell’epoca  che  raccontano  di  quando  si  verificarono carestie 
naturali o abbandoni delle campagna in favore delle città con conseguenze sulla riduzione   di   produzione   e   scorte   a   disposizione.   Ebbene,   sotto   questi   scenari   si scatenarono  epidemie  e  malattie  causate  dalla  mancanza  di  quelle  sostanze  contenute nel grano necessarie e fondamentali per la salute.


Angela e Salvatore Scibetta